Archifood è il sintetico ed efficace brand 
di Quid Edizioni che coniuga architettura, 
design, cultura del cibo e tutto il variegato mondo che ruota attorno a quest’ultimo. 


L’incontro magico e complesso che avviene tra uno chef, magari proprietario del locale, e un architetto al quale viene affidato il compito di realizzare il sogno dello chef stesso, e cioè il suo ristorante, è una delle storie che Archifood si propone di raccontare. 


E poi tanti designer, libri e mostre collegati all’enogastronomia, itinerari archi-golosi in Italia e all’estero, fotografie e illustrazioni per veri gourmet dell’estetica! Archifood nasce da una idea creativa di Arianna Mariani. 

Campagnoli Italo - Nontiscordardimé

 

Nontiscordardimé


Testo di Maria Chiara Ballerini
Foto di Gianluca Guidi

Era ora. Finalmente oggi mi sento compreso nella totalità del mio essere. Tutta Pesaro si ricorda di me che l’ho amata al punto di renderla erede di tutti i miei beni. Per onestà devo dire che lasciare il mio patrimonio alla città natale si è rivelato indubbiamente un ottimo affare: hanno chiamato “Rossini” il Teatro e il Conservatorio, mi hanno dedicato una manifestazione divenuta celebre in tutto il mondo, chiamata Rossini Opera Festival, e hanno trasformato la mia casa in un Museo. Ne sono stato profondamente lusingato. D’altra parte però, il festival viene una sola volta l’anno, nei restanti mesi che cosa ne è di me? E quei visi dalle espressioni compite, quegli abiti distinti... quanta serietà! Io sono un compositore pop, sogno tutti i pesaresi che mi fanno la ola 365 giorni all’anno! E poi, se è vero che in molti conoscono Rossini, il grande compositore, chi si ricorda di Gioachino, amante del buon vivere e cuoco sopraffino? Io a far la muffa nel museo, e il muso di quello spocchioso di Wolfgang Amadeus riprodotto all’infinito in cioccolatini al pistacchio avvolti in una carta di pessimo gusto... c’è da rimorire dall’invidia. Mi sarei aspettato perlomeno, non so, una penna d’oro in becco ad una gazza, una palla di neve con me a braccetto di un tacchino, pettine e spazzola col manico a forma di barbiere... Nulla di tutto ciò.
Ma la pazienza paga, e alla fine, altro che cioccolatini, ho avuto molto di più. Sono diventato quello che più amo, rinunciando a un pizzico di Rossini per tornare pienamente Gioachino, il nome scelto dalla mia adorata madre... Ma ecco a voi la storia.
Un giorno del 2007, un consulente aziendale per la comunicazione, tale Italo Campagnoli, si sveglia con un’idea in testa: la città di Pesaro non ha un souvenir dedicato. Ma va? A tal proposito vorrei proprio sapere cos’hanno di pesarese i posacenere tempestati di conchiglie esotiche dei negozi sul lungomare. Ma tant’è. Eppure Pesaro ha numerosi visitatori, dai turisti balneari agli operatori del distretto produttivo.
Grazie a me, non per vantarmi, oltre 180 allievi stranieri studiano in un conservatorio rinomato in tutto il mondo e appassionati melomani dai 5 continenti frequentano il ROF per ascoltare la mia musica. Modestia a parte, sono la massima eccellenza culturale della città e motivo di notorietà di Pesaro nel mondo. E su di me nemmeno uno straccio di souvenir.
Ma ecco che il signor Campagnoli ha un colpo di genio: veicolare i prodotti di qualità del territorio abbinando ad essi l’immagine eccellente per eccellenza, la mia! E non sceglie l’immagine seria e “professional”, ma quella giocosa ed esplosiva, ghiottona e gourmet, forse un po’ caricaturale, ma che male c’è? Il fumettista e grafico Alessandro Baronciani dà all’idea un’interpretazione iconografica davvero divertente, disegnandomi in stile cartoon col sorriso sornione e i capelli a caschetto, un bel mix tra stile moderno e fronzoli d’epoca.
Ed ecco la mascotte Gioachino, un’etichetta accattivante a firma e garanzia di eccellenti prodotti locali: Sangiovese e Bianchello della cantina Fiorini di Barchi, pasta della cooperativa Alce Nero, pioniere del biologico italiano, teli da mare in lino pregiato delle Tessiture F.lli Gamba.
Riscuoto subito un ottimo successo, anche perché la vendita non è proposta solo in negozi legati alla convenzionale tipologia commerciale, ma anche in libreria, in tabaccheria, nello shop del museo. Il gadget di maggior successo è il vino -cosa che, da enologo quale sono, mi riempie di soddisfazione- e dopo un paio d’anni il “progetto Gioachino” viene riproposto come esclusiva alla Cantina Sociale La Morciola. L’azienda in questione è un marchio storico del territorio pesarese, con oltre 500 ettari di vigneti in uno dei più antichi comprensori enologici d’Italia, dove la vite è coltivata da più di 2000 anni. Un territorio ondulato da dolci colline digradanti verso il mare Adriatico in cui i vigneti sembrano immergersi, legando il mare ai complessi rupestri e al fitto reticolo di gole originate dai fiumi Foglia, Metauro e Cesano. In ambito vitivinicolo, inoltre, La Morciola svolge un fondamentale ruolo sul territorio provinciale, essendo l’unica struttura di aggregazione per tanti viticoltori, spesso conduttori di piccole aziende, diffusi nella media e bassa valle del Foglia. La cantina cooperativa garantisce la sopravvivenza dell’attività viticola in quelle campagne e la conservazione dei vigneti come arricchimento di un paesaggio agrario sempre più impoverito e ridotto a seminativo nudo.
Un tessuto produttivo di importanza vitale non solo per diffusione, quantità e qualità professionale, ma anche come difesa concreta di un paesaggio incomparabile.
Il limite dell’azienda, che oltre a vini da tavola produce da anni anche linee di ottima qualità, è l’aspetto comunicativo. A questo punto Campagnoli ha un’altra bella pensata: cambiare l’immagine dell’azienda attraverso di me, attraverso Gioachino.
L’azienda produce così un nuovo vino di alta qualità e ammiccante ai gusti del momento, un delizioso Brut Rosé ottenuto dalla vinificazione in bianco di uve autoctone Sangiovese e Aleatico (Vernaccia locale) con il metodo Charmat.
Il vino legato alla mia immagine diventa così qualcosa di più di un “prodotto”,  esce dalla categoria merceologica ed assurge ad ambasciatore culturale del territorio.
Il successo supera le aspettative e apre la strada ad altri prodotti della stessa linea, Cabernet Marche Igt, Bianco Colli Pesaresi e Novello San Martino, tutti sotto la denominazione “vini Gioachino”. Il mio preferito però resta il Rosé. Rosé come il primo amore, da gustare a tutte l’ore, coi formaggi e i Tournedos, col tartufo e coi sufflè.
Rime a parte, “Quello che è l’amore per l’anima è l’appetito per il corpo. Lo stomaco è il maestro che dirige la grande orchestra delle nostre passioni. Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita e che svanisce come la schiuma d’una bottiglia di champagne. Chi la lascia fuggire senza averne goduto è un pazzo”.
Non l’ho forse detto io?

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